Le sentenze della settimana: rassegna giurisprudenziale del 24 giugno

Questa rassegna si propone di esaminare le principali novità giurisprudenziali trattate nella settimana, offrendo una sintesi ragionata delle pronunce di maggiore interesse per operatori del diritto e professionisti. L’obiettivo è mettere in evidenza i passaggi più significativi delle decisioni selezionate, con particolare attenzione ai principi di diritto affermati e ai possibili riflessi applicativi.

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Compensi professionali: prevale il testo dell’accordo

La Cassazione, con l’ordinanza n. 19205/2026, ha ribadito che l’interpretazione dell’accordo tra professionista e committente compiuta dal giudice di merito non può essere rimessa in discussione in cassazione quando sia plausibile, coerente con il testo contrattuale e adeguatamente motivata

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Caduta su strada dissestata: quando il Comune deve risarcire

L’ordinanza n. 19296/2026 della Cassazione offre l’occasione per tornare sui presupposti della responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. e, in particolare, sul ruolo che può assumere la condotta del danneggiato nell’accertamento del nesso causale.

La decisione affronta il tema dell’onere probatorio gravante sul custode quando venga dedotta la disattenzione dell’utente quale fattore idoneo a incidere sulla produzione dell’evento dannoso, soffermandosi sul rapporto tra caso fortuito, concorso colposo del danneggiato e responsabilità del soggetto tenuto alla custodia della cosa (clicca qui per scaricare il PDF dell’ordinanza).

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Danno da lavoro stressante: risarcimento anche senza mobbing

La Cassazione, con l’ordinanza n. 20005/2026, ha chiarito che la tutela risarcitoria del lavoratore non è limitata ai soli casi di mobbing in senso tecnico. Anche in assenza di una condotta persecutoria sistematica, il datore di lavoro può essere chiamato a rispondere ex art. 2087 c.c. quando le condotte aziendali abbiano inciso sulla salute psicofisica del dipendente e abbiano determinato un ambiente lavorativo nocivo o gravemente stressogeno.

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Camera d’hotel inagibile: quando il cliente può non pagare

Una camera d’hotel inagibile può giustificare il mancato pagamento del soggiorno e fondare una richiesta risarcitoria per vacanza rovinata.

Con l’ordinanza n. 20023/2026, la Cassazione affronta il caso di un soggiorno interrotto a causa di gravi vizi della stanza, chiarendo che il giudice non può, senza cadere in contraddizione, escludere l’inadempimento dell’albergatore e, nello stesso tempo, negargli il diritto al corrispettivo perché la camera era inutilizzabile (clicca qui per scaricare il PDF dell’ordinanza).

La decisione si sofferma anche sulla garanzia assicurativa dell’albergatore, ribadendo che la polizza per la responsabilità civile d’impresa non può essere interpretata in modo da escludere proprio i danni colposi che ne costituiscono la funzione tipica.

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Cappella di famiglia: chi decide chi può essere sepolto?

Chi ha diritto a essere sepolto nella cappella di famiglia quando, con il passare delle generazioni, la cerchia dei discendenti si amplia e sorgono dubbi su chi possa essere considerato titolare del diritto di sepoltura? Si tratta di una questione frequente. Spesso genera conflitti tra parenti e coinvolge aspetti giuridici, ma anche personali e familiari. La questione è stata affrontata dalla Cassazione con l’ordinanza n. 20252/2026, chiamata a pronunciarsi su una controversia relativa a una cappella familiare e all’individuazione dei soggetti legittimati alla sepoltura al suo interno.

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Notifica PEC della sentenza e termine breve: serve la relata

La Cassazione, con la sentenza n. 17968/2026 (clicca qui per consultare il PDF della decisione), è tornata sui requisiti che deve avere la notifica via PEC della sentenza affinché possa decorrere il termine breve per l’impugnazione. La Corte ha precisato che non ogni trasmissione telematica del provvedimento è idonea a produrre tale effetto, essendo necessaria una manifestazione inequivoca della volontà di sollecitare la controparte alla valutazione tecnica dell’eventuale impugnazione.

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Quadro RR omesso: quando si prescrivono i contributi INPS?

La prescrizione dei contributi dovuti dai liberi professionisti alla Gestione separata INPS continua a essere un tema centrale nel contenzioso previdenziale. La questione riguarda, in particolare, gli effetti dell’omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi e la possibile applicazione della sospensione della prescrizione prevista dall’art. 2941, n. 8, c.c. Con l’ordinanza n. 20223 del 16 giugno 2026, la Sezione Lavoro della Cassazione esclude ogni automatismo tra omissione dichiarativa e occultamento doloso del debito, richiedendo un accertamento concreto dell’elemento soggettivo in capo al professionista.

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Sezioni Unite: l’avvocato deve consegnare integralmente i documenti richiesti dal cliente

Le Sezioni Unite, con l’ordinanza n. 20608/2026 (puoi leggerla cliccando qui), hanno rigettato il ricorso proposto da un avvocato avverso la decisione del Consiglio Nazionale Forense (CNF) che aveva confermato la sanzione disciplinare della censura. La pronuncia offre indicazioni utili in tema di obbligo informativo e documentale verso il cliente, prescrizione dell’illecito disciplinare e limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni compiute dagli organi disciplinari forensi.

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Matrimonio nullo in Chiesa, ma valido per lo Stato: quando?

Matrimonio nullo in Chiesa, ma valido per lo Stato: quando? La Cassazione, con l’ordinanza n. 20389/2026 (puoi leggerla cliccando qui), si è pronunciata sui limiti entro i quali può essere riconosciuta efficacia civile alla sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio fondata sul grave difetto di discrezione di giudizio. La vicenda atteneva al rapporto tra vizio del consenso accertato in sede canonica e convivenza coniugale protratta.

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Quarta PEC negativa: cosa deve fare subito l’avvocato

La Terza Sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza 11 giugno 2026, n. 19196, affronta un caso di deposito telematico dell’appello: un primo invio, effettuato da un avvocato senza procura, e un secondo, eseguito pochi minuti dopo dal difensore, respinto con la quarta PEC per causa non imputabile alla parte.

La Corte dichiara improcedibile l’appello: considera il primo deposito inesistente e non sanabile; ribadisce che il deposito si perfeziona solo con esito positivo dei controlli; afferma che, dopo il rifiuto della quarta PEC e prima della scadenza, la parte doveva attivarsi con l’istanza ex art. 60 c.p.c. L’inerzia resta ingiustificata.

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Il corso consigliato

Il Corso abilitante per Gestore della crisi d’impresa, Curatore, Commissario giudiziale, Liquidatore e Attestatore si inserisce in un contesto professionale sempre più caratterizzato dalla centralità della prevenzione della crisi, dalla necessità di adeguati assetti organizzativi e dalla crescente complessità degli strumenti previsti dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Definito secondo le Linee guida generali elaborate dalla Scuola Superiore della Magistratura ed erogato ai sensi dell’art. 356 CCII, il corso consente la maturazione delle ore formative obbligatorie per la richiesta di iscrizione all’Albo dei Gestori della crisi d’impresa, Curatori, Commissari giudiziali, Liquidatori e Attestatori.

Il percorso è pensato non solo per assolvere un requisito formativo, ma anche per offrire una preparazione aggiornata e operativa a chi assiste imprese, professionisti, consumatori e gruppi societari nelle fasi di pre-crisi, crisi o insolvenza (SCOPRI IN ANTEMPRIMA IL PROGRAMMA COMPLETO E ISCRIVITI CLICCANDO QUI).

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