Le sentenze della settimana: rassegna giurisprudenziale del 3 giugno

Questa rassegna si propone di esaminare le principali novità giurisprudenziali trattate nella settimana, offrendo una sintesi ragionata delle pronunce di maggiore interesse per operatori del diritto e professionisti. L’obiettivo è mettere in evidenza i passaggi più significativi delle decisioni selezionate, con particolare attenzione ai principi di diritto affermati e ai possibili riflessi applicativi.

Termine breve di impugnazione: valida la notifica PEC con PDF attestato conforme

La Cassazione, con la sentenza n. 16918/2026, è tornata a occuparsi delle modalità con cui può essere dimostrata, nel giudizio di legittimità, l’avvenuta notifica telematica della sentenza e delle conseguenze che tale adempimento produce sulla decorrenza dei termini per l’impugnazione. La decisione affronta in particolare il tema della documentazione necessaria a provare la notificazione effettuata tramite PEC.

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Pignoramento negativo e prescrizione: quando interrompe

La Cassazione, con l’ordinanza n. 15507/2026, ha chiarito che il tentativo di pignoramento mobiliare infruttuoso, documentato da verbale di pignoramento negativo, interrompe la prescrizione solo se l’attività dell’ufficiale procedente è stata conosciuta, o almeno oggettivamente conoscibile, dal debitore. 

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Recidiva e licenziamento: i precedenti non bastano

La Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 14077/2026, ha precisato i limiti del licenziamento per giusta causa fondato sulla recidiva disciplinare. La Corte ha chiarito che le precedenti sanzioni conservative non possono, da sole, giustificare il recesso, poiché hanno già esaurito la propria funzione afflittiva. È quindi necessaria una nuova condotta, attuale e disciplinarmente rilevante, idonea a integrare la recidiva nel rispetto del principio del ne bis in idem.

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Divorzio e figli: chi paga l’università privata fuori sede?

Una delle questioni più controverse nei giudizi di separazione e divorzio riguarda la qualificazione delle spese sostenute per l’istruzione dei figli. Con l’ordinanza n. 16578/2026, la Cassazione ha ribadito un principio importante: le spese per frequentare un’università privata fuori sede, comprese quelle necessarie alla permanenza dello studente lontano da casa, possono costituire spese straordinarie. Di conseguenza, i genitori devono ripartirle separatamente rispetto all’assegno ordinario di mantenimento.

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La copia del rogito fa prova se non viene disconosciuta

La Cassazione, con l’ordinanza n. 16742/2026 (puoi leggerla cliccando qui), ha ribadito che la copia fotostatica di un atto negoziale non disconosciuta dalla controparte conserva efficacia probatoria ai sensi dell’art. 2719 c.c.

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Associazione professionale, la quota dipende dai patti

La Cassazione, con l’ordinanza n. 15396/2026, ha chiarito quale disciplina trovi applicazione ai rapporti patrimoniali tra professionisti associati quando l’associazione sia stata costituita ai sensi della legge n. 1815 del 1939. La Corte ha ribadito che tali associazioni traggono la propria regolamentazione anzitutto dalla volontà delle parti e che, ove i patti associativi rinviino espressamente alle norme codicistiche sulle associazioni, non può trovare applicazione la disciplina delle società semplici e, in particolare, l’art. 2289 c.c. in tema di liquidazione della quota del socio uscente.

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Consulta: regolamento d’ufficio escluso per la competenza per valore

La Consulta, con la sentenza n. 92/2026 (puoi leggerla cliccando qui), ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 45 c.p.c., confermando la scelta legislativa di limitare il regolamento di competenza d’ufficio ai soli conflitti negativi concernenti la competenza per materia e per territorio inderogabile.

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Malpractice medica, il “più probabile che non” resta decisivo

La Cassazione, con l’ordinanza n. 16821/2026, ha ribadito che, in tema di responsabilità sanitaria, il risarcimento non può essere riconosciuto se il paziente non prova il nesso causale tra condotta medica e danno secondo il criterio del “più probabile che non”

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Redditometro: non basta dimostrare la disponibilità di risorse finanziarie

La Cassazione, con l’ordinanza n. 16791/2026, ha ribadito che, nell’accertamento sintetico del reddito, il contribuente non può limitarsi a dimostrare la mera disponibilità di risorse finanziarie astrattamente idonee a sostenere le spese contestate. Occorre invece fornire una prova documentale idonea a collegare tali disponibilità, anche solo in termini sintomatici, agli incrementi patrimoniali e agli indici di capacità contributiva valorizzati dall’Amministrazione finanziaria.

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Indagini bancarie, niente scorporo IVA sui ricavi accertati

La Cassazione, Sezione Tributaria, con l’ordinanza n. 16155/2026 (puoi leggerla cliccando qui), ha chiarito che negli accertamenti fondati su indagini bancarie l’amministrazione non deve supplire alle carenze documentali del contribuente e che i maggiori ricavi possono essere considerati non comprensivi di IVA se è ammessa la successiva rivalsa dell’imposta.

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