
Con la delibera approvata il 22 luglio 2026, il Consiglio superiore della magistratura (CSM) aggiorna le raccomandazioni adottate nell’ottobre 2025. L’intelligenza artificiale potrà essere utilizzata anche per analizzare e confrontare gli atti processuali, esclusivamente all’interno del sistema informatico della giustizia e senza incidere sulla valutazione delle prove, sull’interpretazione della legge o sulla decisione del giudice.
Consiglio: per approfondimenti, segnaliamo il volume “La legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale”, a cura di Andrea Sirotti Gaudenzi e Vincenzo Franceschelli, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.
La legge Italiana sull'Intelligenza Artificiale
Il volume presenta il primo articolato commento dedicato alla Legge 23 settembre 2025, n. 132, che detta le norme che consentono di disciplinare in ambito italiano il fenomeno dell’intelligenza artificiale e il settore giuridico degli algoritmi avanzati.
Il testo offre una panoramica completa delle principali questioni giuridiche affrontate dal legislatore italiano, tra cui la tutela del diritto d’autore e la disciplina della protezione dei dati personali raccolti per l’addestramento dei modelli e per il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Sono analizzate tutte le modifiche normative previste dalla nuova legge, che è intervenuta anche sul codice civile, sul codice di procedura civile e sul codice penale, introducendo nuove fattispecie di reato. La puntuale analisi della riforma e il confronto con le fonti europee (l’AI Act e il GDPR) sono accompagnati da schemi e tabelle, e da un agile glossario giuridico.
Vincenzo Franceschelli
Come professore straordinario prima, e poi come ordinario, ha insegnato nelle Università di Trieste, Siena, Parma, Milano e Milano Bicocca. È Vicepresidente del CNU - Consiglio Nazionale degli Utenti presso l’AGCom Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. È stato Visiting Professor presso la Seton Hall University Law School di New Jersey, USA. Direttore responsabile della Rivista di Diritto Industriale e autore di numerose monografie e contributi scientifici in varie riviste.
Andrea Sirotti Gaudenzi
Avvocato e docente universitario. Svolge attività di insegnamento presso Atenei e centri di formazione in Italia e all’estero. È responsabile scientifico di vari enti, tra cui l’Istituto nazionale per la formazione continua di Roma. Direttore di collane e trattati giuridici, è autore di numerosi volumi, tra cui “Manuale pratico dei marchi e brevetti”, “Il nuovo diritto d’autore” e “Codice della proprietà industriale”. I suoi articoli vengono pubblicati su varie testate giuridiche.
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Vincenzo Franceschelli, Andrea Sirotti Gaudenzi, 2025, Maggioli Editore
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Vincenzo Franceschelli
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Andrea Sirotti Gaudenzi
Avvocato e docente universitario. Svolge attività di insegnamento presso Atenei e centri di formazione in Italia e all’estero. È responsabile scientifico di vari enti, tra cui l’Istituto nazionale per la formazione continua di Roma. Direttore di collane e trattati giuridici, è autore di numerosi volumi, tra cui “Manuale pratico dei marchi e brevetti”, “Il nuovo diritto d’autore” e “Codice della proprietà industriale”. I suoi articoli vengono pubblicati su varie testate giuridiche.
Il CSM aggiorna le raccomandazioni sull’AI nella giustizia
Il Consiglio superiore della magistratura compie un nuovo passo nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale negli uffici giudiziari.
Consiglio: il volume “Intelligenza artificiale generativa per professionisti” di Giovanna Panucci, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon, è pensato per passare dall’uso “a tentativi” a un uso professionale, replicabile e sicuro dell’AI.
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Con la delibera approvata dal Plenum il 22 luglio 2026, il CSM ha aggiornato le raccomandazioni sull’uso dell’AI nell’amministrazione della giustizia adottate l’8 ottobre 2025. Il nuovo intervento non sostituisce il precedente documento, che conserva validità nei suoi principi fondamentali, ma ne amplia e precisa il contenuto alla luce della sperimentazione avviata negli uffici giudiziari e delle garanzie tecniche acquisite sull’utilizzo di Microsoft 365 Copilot.
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La novità principale riguarda la possibilità di utilizzare Copilot anche per alcune attività che coinvolgono direttamente gli atti giudiziari. L’apertura resta però circoscritta alla fase analitica e ricostruttiva del processo: l’intelligenza artificiale può aiutare a organizzare, classificare, sintetizzare e confrontare i documenti, ma non può sostituire il magistrato nella valutazione giuridica, nella formazione del convincimento o nella redazione del provvedimento.
Perché il CSM ha aggiornato le raccomandazioni
L’intervento del luglio 2026 nasce innanzitutto dalla sperimentazione di Microsoft 365 Copilot avviata, a partire dal 1° gennaio 2026, in alcuni uffici giudiziari su iniziativa del Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia.
L’impiego concreto dello strumento ha reso necessario chiarire se e a quali condizioni l’AI potesse essere utilizzata anche in presenza di atti processuali e dati personali.
Il CSM richiama inoltre le garanzie fornite dal Ministero della giustizia nel febbraio 2026, dopo le richieste formulate dal Comitato paritetico CSM-Ministero. A queste si aggiungono la ricognizione effettuata dalla Struttura tecnica per l’organizzazione del Consiglio e le esperienze maturate, in particolare, presso il Tribunale civile di Catania e la Procura generale di Perugia.
Dalla sperimentazione è emerso un quadro ambivalente. Da un lato, Copilot può offrire un supporto utile nella gestione di grandi quantità di documenti; dall’altro, presenta limiti strutturali che ne impediscono un utilizzo autonomo o incontrollato nell’attività giudiziaria.
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Restano ferme autonomia del giudice e supervisione umana
La delibera conferma integralmente i principi già enunciati nell’ottobre 2025.
Ogni decisione riguardante l’interpretazione e l’applicazione della legge, la valutazione dei fatti e delle prove e l’adozione dei provvedimenti resta di esclusiva competenza del magistrato. Nessuna di queste attività può essere delegata a un sistema di intelligenza artificiale.
Ogni risultato prodotto dall’AI deve inoltre essere sottoposto a una verifica critica e a una validazione umana. La supervisione non può ridursi a un controllo meramente formale: il magistrato deve verificare la correttezza delle informazioni, l’effettiva corrispondenza con gli atti del fascicolo e l’assenza di contenuti inventati o di inferenze non supportate dai documenti.
Il CSM ribadisce anche il principio della sovranità dei dati e introduce un’esplicita attenzione al rischio di profilazione. Le tecniche di retrieval augmented generation, utilizzate per interrogare archivi e raccolte documentali, non devono consentire la creazione di repository idonei a ricostruire o profilare l’attività dei singoli magistrati.
Le garanzie tecniche di Microsoft 365 Copilot
L’ampliamento degli usi consentiti è motivato dalle garanzie acquisite sull’architettura di Microsoft 365 Copilot utilizzata dal Ministero della giustizia.
Secondo quanto riportato nella delibera, i dati del dominio giustizia vengono memorizzati in datacenter localizzati in Italia attraverso il servizio Advanced Data Residency. Il tenant ministeriale costituisce inoltre un ambiente logicamente separato dagli altri clienti Microsoft.
Un altro elemento decisivo riguarda l’addestramento dei modelli: i prompt inseriti dagli utenti, le risposte prodotte dal sistema e i dati accessibili tramite Microsoft Graph non sarebbero utilizzati per addestrare o migliorare i modelli linguistici di Copilot, ma resterebbero confinati all’interno del tenant istituzionale.
Il Ministero può infine applicare etichette di riservatezza ai documenti, limitare l’elaborazione dei contenuti più sensibili e disabilitare la ricerca sul web.
La presa d’atto di tali garanzie non equivale, tuttavia, a un’approvazione incondizionata dello strumento. Il CSM precisa che spetta al Ministero, ai sensi dell’articolo 15, comma 2, della legge n. 132 del 2025, individuare e autorizzare i sistemi utilizzabili negli uffici giudiziari.
Copilot potrà lavorare anche sugli atti processuali
Il passaggio più rilevante della nuova delibera riguarda l’utilizzo di Copilot con atti giudiziari contenenti dati personali.
L’immissione degli atti è ora ammessa all’interno del tenant istituzionale del Ministero della giustizia. L’anonimizzazione preventiva non è posta come condizione assoluta, ma viene raccomandata quale buona pratica, soprattutto quando l’identità delle persone non è necessaria per lo svolgimento dell’attività richiesta al sistema.
Il CSM sottolinea, a questo proposito, l’urgenza di mettere a disposizione degli uffici un software adeguato per l’anonimizzazione dei documenti.
L’utilizzo degli atti giudiziari è consentito soltanto a cinque condizioni cumulative:
- impiego esclusivo del tenant istituzionale del Ministero;
- divieto di utilizzare versioni consumer o sistemi non autorizzati;
- supervisione umana obbligatoria e bloccante;
- utilizzo, quando possibile, di prompt strutturati e vincolati ai documenti del fascicolo;
- adeguata formazione tecnica del magistrato.
Nei flussi di lavoro automatizzati, la verifica umana deve costituire un vero e proprio checkpoint: il procedimento non può proseguire senza un’esplicita validazione del magistrato.
Le nuove attività consentite
Le raccomandazioni del 2025 ammettevano già l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la ricerca dottrinale e giurisprudenziale, la sintesi di provvedimenti ostensibili, le attività organizzative degli uffici, la revisione linguistica, la produzione di tabelle e le traduzioni assistite.
L’aggiornamento aggiunge cinque nuove attività.
Copilot potrà essere utilizzato per:
- classificare e categorizzare gli atti processuali in base alla loro tipologia e funzione;
- analizzare in maniera strutturata il contenuto degli atti delle parti, ricostruendone le posizioni processuali;
- realizzare sintesi documentali per finalità di classificazione e archiviazione;
- confrontare le posizioni delle parti per individuare il thema decidendum e il thema probandum;
- assistere nella compilazione di atti standardizzati e moduli, come il mandato di arresto europeo.
Anche in quest’ultimo caso, il documento dovrà essere completato e verificato dal magistrato.
Si tratta di un ampliamento significativo rispetto all’impostazione del 2025. L’intelligenza artificiale non viene più confinata alle sole attività amministrative o linguistiche, ma può entrare nella fase di ricostruzione documentale del processo.
Il confine resta però quello dell’attività valutativa: ricostruire le posizioni delle parti non significa stabilire quale sia fondata; individuare le questioni controverse non significa risolverle.
Cosa resta vietato
La delibera mantiene due divieti espressi.
- Non è consentito affidare all’intelligenza artificiale la formulazione del dispositivo o la redazione dei provvedimenti giurisdizionali.
- È inoltre vietato utilizzare strumenti di AI generativa non autorizzati dal Ministero della giustizia o operanti al di fuori del dominio istituzionale.
Restano quindi esclusi i servizi consumer accessibili online, anche quando utilizzati tramite account personali o professionali del magistrato. Il divieto mira sia a proteggere i dati giudiziari sia a impedire che attività delicate vengano svolte in ambienti privi delle garanzie tecniche e organizzative riconosciute al sistema ministeriale.
Allucinazioni e fonti inesistenti: i limiti di Copilot
Uno degli aspetti più interessanti della delibera è la nettezza con cui il CSM descrive i limiti dello strumento che, contemporaneamente, autorizza a utilizzare in via sperimentale.
Microsoft 365 Copilot viene qualificato come un modello di intelligenza artificiale per finalità generali, non progettato specificamente per la funzione giudiziaria.
Tra le criticità indicate figurano la carenza di grounding documentale, la difficoltà nel collegare gli output alle fonti effettivamente utilizzate e la tendenza a colmare le lacune informative attraverso inferenze non supportate dai documenti.
La ricognizione tecnica richiamata dal CSM riporta anche un caso emblematico: durante un’attività di catalogazione di beni immobili, Copilot avrebbe inserito il riferimento a un Comune inesistente, nonostante gli fosse stato chiesto di utilizzare esclusivamente la documentazione fornita. Sono stati inoltre riscontrati collegamenti ipertestuali fittizi presentati come fonti verificabili.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto la possibilità di errori occasionali. La natura probabilistica dei modelli può indurre il sistema a produrre risposte linguisticamente plausibili e apparentemente complete anche quando i dati disponibili sono insufficienti.
Per questo il CSM afferma che Copilot, nella sua configurazione standard, non rappresenta la soluzione strutturale adeguata per la giustizia.
Il rinvio delle regole europee sui sistemi ad alto rischio
Nel documento approvato il 22 luglio, il CSM richiama l’accordo allora intervenuto sul Digital Omnibus on AI, che rinviava dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027 l’applicazione degli obblighi previsti per i sistemi ad alto rischio autonomi inseriti nell’allegato III dell’AI Act, tra i quali rientrano quelli destinati ad assistere un’autorità giudiziaria nella ricerca e nell’interpretazione dei fatti e del diritto.
Sul punto occorre registrare un aggiornamento successivo alla delibera: il rinvio non è più soltanto oggetto di un accordo provvisorio. Il regolamento europeo Digital Omnibus on AI è stato definitivamente adottato come Regolamento (UE) 2026/1744 dell’8 luglio 2026 e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 24 luglio 2026. La nuova disciplina fissa al 2 dicembre 2027 l’applicazione delle disposizioni sui sistemi ad alto rischio classificati ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 2, e dell’allegato III dell’AI Act.
Il rinvio, osserva il CSM, non riduce però la necessità delle cautele. Autonomia del magistrato, trasparenza, protezione dei dati e garanzie del giusto processo derivano anche dai principi costituzionali e devono essere rispettate indipendentemente dal calendario europeo.
Verso un’intelligenza artificiale progettata per la giustizia
L’obiettivo finale indicato dal Consiglio resta la creazione di una suite di intelligenza artificiale specificamente progettata per il settore giudiziario.
Il sistema dovrebbe essere integrato in flussi di lavoro giuridici formalizzati, garantire la tracciabilità delle fonti, consentire la verifica successiva delle elaborazioni e operare secondo regole stringenti in materia di gestione dei dati.
Il CSM chiede inoltre l’istituzione di una sandbox regolatoria congiunta con il Ministero, nella quale sperimentare in maniera controllata i sistemi destinati agli uffici giudiziari. Le esperienze del Tribunale di Catania e della Procura generale di Perugia dovrebbero essere condivise e trasformate in modelli replicabili.
Viene infine prospettata la possibilità di costituire un gruppo tecnico multidisciplinare permanente, anche con esperti esterni, incaricato di valutare in maniera indipendente gli strumenti di AI e di elaborare criteri comuni per il loro controllo.
Un’apertura controllata, non una delega alla macchina
L’aggiornamento del luglio 2026 segna il passaggio da una fase prevalentemente prudenziale a una sperimentazione maggiormente operativa.
Il CSM riconosce che l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento utile anche nell’esame degli atti processuali, ma costruisce intorno a tale possibilità una serie di limiti tecnici, organizzativi e professionali.
La linea di confine è chiara: l’AI può aiutare il magistrato a orientarsi nella documentazione, ma non può giudicare. Può organizzare e confrontare le informazioni, ma non può attribuire loro valore probatorio o giuridico. Può predisporre una struttura, ma non può sostituire l’attività interpretativa e motivazionale.
La sfida sarà rendere effettivi questi limiti nella pratica quotidiana. La supervisione umana dovrà essere sostanziale e non rituale, mentre la formazione dovrà consentire ai magistrati di riconoscere non soltanto gli errori evidenti, ma anche le ricostruzioni plausibili e apparentemente corrette che non trovano alcun riscontro negli atti.
L’apertura del CSM non rappresenta quindi una legittimazione generale dell’intelligenza artificiale nella giurisdizione. È piuttosto il tentativo di governare una tecnologia già presente negli uffici, preservando il principio secondo cui la decisione giudiziaria resta un’attività personale, responsabile e insostituibilmente umana.
Domande frequenti sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte dei magistrati
I magistrati possono utilizzare l’intelligenza artificiale negli uffici giudiziari?
Sì, ma esclusivamente entro i limiti stabiliti dalle raccomandazioni del CSM e attraverso sistemi autorizzati dal Ministero della giustizia. L’AI può essere impiegata come strumento di supporto per attività documentali, organizzative e ricostruttive, senza sostituire il magistrato nelle valutazioni giuridiche e decisionali.
I magistrati possono usare Copilot per analizzare gli atti giudiziari?
La delibera del 22 luglio 2026 ammette, in via sperimentale, l’utilizzo di Microsoft 365 Copilot anche su atti giudiziari, purché lo strumento operi esclusivamente nel tenant istituzionale del Ministero della giustizia. Devono inoltre essere garantite la supervisione umana, la protezione dei dati, la formazione dell’utilizzatore e, quando possibile, l’adozione di prompt strutturati.
Gli atti processuali devono essere anonimizzati prima di usare Copilot?
L’anonimizzazione preventiva non è sempre obbligatoria, ma viene raccomandata dal CSM come buona pratica, soprattutto quando i dati identificativi delle persone non sono necessari per lo svolgimento dell’attività. Il Consiglio sollecita, a questo scopo, la diffusione di appositi software di anonimizzazione negli uffici giudiziari.
L’intelligenza artificiale può scrivere una sentenza?
No. Rimangono vietati l’affidamento all’AI della redazione dei provvedimenti giurisdizionali e la formulazione del dispositivo. L’interpretazione della legge, la valutazione delle prove, la formazione del convincimento e l’adozione della decisione restano attività di esclusiva competenza del magistrato.
Quali sono i nuovi usi dell’AI consentiti dal CSM?
Rispetto alle raccomandazioni dell’8 ottobre 2025, il CSM ammette anche la classificazione degli atti processuali, l’analisi strutturata delle posizioni delle parti, la sintesi degli atti giudiziari, il confronto tra le diverse posizioni processuali e la compilazione assistita di moduli e atti standardizzati. Ogni risultato deve comunque essere verificato e validato dal magistrato.
Un magistrato può usare ChatGPT o altri strumenti di AI generativa?
Non può utilizzare versioni consumer o sistemi di intelligenza artificiale generativa non autorizzati dal Ministero della giustizia per trattare atti, informazioni o dati giudiziari. Nella fase transitoria possono essere impiegati soltanto gli strumenti autorizzati e operanti all’interno del dominio informatico della giustizia.
Quali rischi presenta Copilot nell’attività giudiziaria?
Il CSM segnala il rischio di “allucinazioni”, riferimenti inesistenti, collegamenti fittizi, ricostruzioni non adeguatamente ancorate alle fonti e risposte apparentemente complete anche in presenza di dati insufficienti. Per questo ogni output deve essere controllato criticamente e confrontato con i documenti originali.
Copilot può confrontare le tesi delle parti nel processo?
Sì, può essere utilizzato per confrontare le posizioni processuali e contribuire all’individuazione del thema decidendum e del thema probandum. Non può però stabilire quale tesi sia corretta, valutare autonomamente le prove o suggerire la decisione da adottare.
Perché il CSM chiede un’intelligenza artificiale dedicata alla giustizia?
Microsoft 365 Copilot è un sistema di AI per finalità generali e non è stato progettato specificamente per l’attività giudiziaria. Il CSM ritiene quindi necessaria una suite dedicata, dotata di tracciabilità delle fonti, verificabilità degli output, protezione dei dati e strumenti che consentano il controllo successivo delle elaborazioni effettuate.









