Spese legali stragiudiziali risarcibili: i criteri della Cassazione

La Cassazione, con l’ordinanza n. 23154 del 14 luglio 2026, ha chiarito i presupposti per ottenere il rimborso delle spese sostenute per l’assistenza legale nella fase precedente al giudizio. Tali costi costituiscono una voce di danno emergente distinta dalle spese processuali e possono essere posti a carico del responsabile quando risultino allegati, provati, necessari e utili secondo una valutazione da compiere ex ante.

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Formulario commentato del nuovo processo civile

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Autrice
Lucilla Nigro
Autrice di formulari giuridici, unitamente al padre avv. Benito Nigro, dall’anno 1990. Avvocato cassazionista, Mediatore civile e Giudice ausiliario presso la Corte di Appello di Napoli, sino al dicembre 2022, è attualmente Giudice di pace in Agropoli.

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Il caso

La controversia traeva origine da un grave incidente stradale, in seguito al quale il danneggiato riportava lesioni permanenti e chiedeva il risarcimento di diverse voci di danno patrimoniale e non patrimoniale.

Prima dell’avvio della causa, la compagnia assicuratrice corrispondeva una somma significativa. Il danneggiato domandava anche il rimborso dei compensi relativi all’assistenza prestata dal proprio avvocato durante la fase stragiudiziale.

La Corte d’appello respingeva questa voce risarcitoria, ritenendo non adeguatamente provata l’entità dell’attività professionale svolta. Pur richiamando l’esistenza di raccomandate inviate dal difensore e di contatti con il liquidatore, il giudice di secondo grado riteneva che non fossero emersi elementi ulteriori rispetto alle allegazioni della parte.

Il danneggiato ricorreva quindi in Cassazione, sostenendo, tra le altre censure, che la documentazione prodotta dimostrava l’effettivo svolgimento dell’attività stragiudiziale e il suo collegamento con il pagamento ottenuto prima del giudizio.

Le spese stragiudiziali sono danno emergente

La Cassazione ha accolto la doglianza, richiamando il proprio consolidato orientamento sulla natura delle spese di assistenza stragiudiziale.

I costi sostenuti per l’intervento dell’avvocato nella fase precontenziosa non costituiscono spese processuali. Sono una voce di danno emergente, derivante dall’illecito o dall’inadempimento, e possono essere risarciti in applicazione degli articoli 1223 e 2056 c.c.

La distinzione produce conseguenze rilevanti. Il rimborso non dipende dalla disciplina della soccombenza prevista dagli articoli 91 e seguenti c.p.c., ma dagli ordinari oneri di domanda, allegazione e prova propri delle voci risarcitorie.

La parte deve quindi indicare l’attività concretamente svolta dal professionista e produrre elementi idonei a dimostrarne la consistenza. La liquidazione può essere effettuata secondo i parametri forensi, ma non può prescindere dalla prova dell’incarico e delle prestazioni eseguite.

Necessità e utilità devono essere valutate ex ante

Non ogni intervento del legale prima della causa genera automaticamente un costo risarcibile.

Il giudice deve accertare se l’assistenza fosse necessaria e giustificata rispetto all’esercizio del diritto al risarcimento. Tale valutazione deve essere compiuta ex ante, ponendosi nella situazione esistente quando l’attività professionale è stata svolta.

Occorre quindi verificare se, in quel momento, l’intervento dell’avvocato apparisse ragionevolmente utile per ottenere il pagamento, favorire una definizione anticipata della controversia o affrontare questioni tecniche e giuridiche di una certa complessità.

Il costo non può essere posto a carico del responsabile quando l’attività risulti superflua o priva di concreta utilità. Al contrario, può essere riconosciuto quando abbia contribuito alla tutela del danneggiato o alla liquidazione del danno prima dell’instaurazione del processo.

Il compenso è risarcibile anche prima del pagamento

L’ordinanza ha inoltre ricordato che il danno emergente non comprende soltanto gli esborsi già materialmente effettuati.

Anche l’obbligazione assunta dal cliente nei confronti del professionista rappresenta una posta passiva del patrimonio. Di conseguenza, il compenso può essere risarcibile anche quando non sia stato ancora pagato, purché risultino dimostrati il rapporto professionale, l’attività svolta e l’obbligo di corrispondere la relativa somma.

Nel caso esaminato, la Corte d’appello aveva menzionato le raccomandate inviate dal legale, ma non ne aveva valutato il contenuto. Secondo la Cassazione, tali documenti avrebbero potuto dimostrare la consistenza dell’attività precontenziosa e la sua possibile incidenza sul pagamento effettuato dall’assicurazione prima del giudizio.

Il mancato esame di questi fatti aveva quindi impedito una corretta verifica della necessità e dell’utilità dell’assistenza legale.

Esito della decisione e principio ricavabile

La Cassazione ha accolto il solo motivo relativo alle spese legali stragiudiziali, rigettando gli altri. Il rinvio alla Corte d’appello di Milano non comporta il riconoscimento automatico del rimborso. Il giudice dovrà valutare il contenuto della documentazione prodotta e accertare se l’attività legale sia stata effettivamente svolta, necessaria e utile.

Di seguito il principio ricavabile:

Le spese di assistenza legale stragiudiziale costituiscono danno emergente autonomamente risarcibile, distinto dalle spese processuali, quando l’attività professionale sia allegata e provata e risulti necessaria e giustificata secondo una valutazione ex ante. Il risarcimento può essere riconosciuto anche se il compenso non è stato ancora materialmente pagato, poiché l’obbligazione assunta verso il professionista integra una posta passiva del patrimonio del danneggiato.

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