
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: il tratto stradale interessato, controllato dall’autovelox, non può essere considerato una strada extraurbana secondaria. Decisiva l’assenza di una banchina adeguata, elemento essenziale per consentire il rilevamento automatico della velocità senza contestazione immediata.
Consiglio: per approfondimenti in materia, segnaliamo il volume “Come opporsi alle contravvenzioni del nuovo Codice della Strada”, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.
Come opporsi alle contravvenzioni del nuovo Codice della Strada
Soluzioni di Diritto è una collana che offre soluzioni operative per la pratica professionale o letture chiare di problematiche di attualità. Uno strumento di lavoro e di approfondimento spendibile quotidianamente. L’esposizione è lontana dalla banale ricostruzione manualistica degli istituti ov- vero dalla sterile enunciazione di massime giurisprudenziali. Si giunge a dare esaustive soluzioni ai quesiti che gli operatori del diritto incontrano nella pratica attraverso l’analisi delle norme, itinerari dottrinali e giuri- sprudenziali e consigli operativi sul piano processuale. Quali sono le novità del nuovo Codice della Strada? Quali i dettagli da controllare in un verbale di accertamento? Qual è lo strumento di opposizione più efficace? Come comprendere se vi siano margini di accoglimento di un ricorso? A questi e ad altri quesiti risponde questo pratico Fascicolo, che, attraverso consigli mirati, itinerari giurisprudenziali, ri- ferimenti normativi e formulari, vuole offrire una guida utile per aiutare gli avvocati (o lo stesso automobilista) ad analizzare con metodo il verbale di accertamento, scegliere i mezzi di contestazione giusti ed avere consigli efficaci per impugnare le violazioni più frequenti.
Gabriele Voltaggio
Avvocato del foro di Roma. Si occupa di contenziosi civili, bancari, recupero crediti, espropriazioni e crisi d’impresa. Fondatore e curatore di Giuricivile.it. Autore di volumi, contributi e guide pratiche su riviste giuridiche e portali online.
Leggi descrizione
Gabriele Voltaggio, 2024, Maggioli Editore
21.00 €
19.95 €
Come opporsi alle contravvenzioni del nuovo Codice della Strada
Soluzioni di Diritto è una collana che offre soluzioni operative per la pratica professionale o letture chiare di problematiche di attualità. Uno strumento di lavoro e di approfondimento spendibile quotidianamente. L’esposizione è lontana dalla banale ricostruzione manualistica degli istituti ov- vero dalla sterile enunciazione di massime giurisprudenziali. Si giunge a dare esaustive soluzioni ai quesiti che gli operatori del diritto incontrano nella pratica attraverso l’analisi delle norme, itinerari dottrinali e giuri- sprudenziali e consigli operativi sul piano processuale. Quali sono le novità del nuovo Codice della Strada? Quali i dettagli da controllare in un verbale di accertamento? Qual è lo strumento di opposizione più efficace? Come comprendere se vi siano margini di accoglimento di un ricorso? A questi e ad altri quesiti risponde questo pratico Fascicolo, che, attraverso consigli mirati, itinerari giurisprudenziali, ri- ferimenti normativi e formulari, vuole offrire una guida utile per aiutare gli avvocati (o lo stesso automobilista) ad analizzare con metodo il verbale di accertamento, scegliere i mezzi di contestazione giusti ed avere consigli efficaci per impugnare le violazioni più frequenti.
Gabriele Voltaggio
Avvocato del foro di Roma. Si occupa di contenziosi civili, bancari, recupero crediti, espropriazioni e crisi d’impresa. Fondatore e curatore di Giuricivile.it. Autore di volumi, contributi e guide pratiche su riviste giuridiche e portali online.
Sentenza destinata a incidere sul dibattito in tema di autovelox
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un Comune avverso la decisione del Tribunale che aveva annullato una serie di verbali per eccesso di velocità rilevati tramite un dispositivo autovelox installato lungo una strada del territorio comunale.
Con l’ordinanza n. 23122 del 13 luglio 2026, la II° Sezione Civile ha confermato che la strada interessata non possedeva le caratteristiche tecniche necessarie per essere qualificata quale “strada extraurbana secondaria”, categoria che consente l’utilizzo di sistemi automatici di rilevazione della velocità in assenza di contestazione immediata dell’infrazione.
La vicenda origina dall’opposizione proposta da un automobilista contro otto verbali elevati dalla Polizia Municipale di un Comune per superamento dei limiti di velocità. Le infrazioni erano state rilevate nel 2020 tramite una postazione “fissa” autorizzata da un decreto prefettizio emesso nel 2014. In primo grado il Giudice di Pace aveva accolto il ricorso dell’automobilista, decisione in seguito confermata dal Tribunale e infine dalla Cassazione.
Classificazione della strada
L’hub della controversia concerne la classificazione della strada sulla quale era stato installato l’autovelox. Secondo la tesi avallata dal Comune il tratto interessato doveva essere considerato una strada extraurbana secondaria ai sensi dell’articolo 2 del Codice della Strada. Tale qualifica avrebbe reso pienamente legittimo il decreto prefettizio che autorizzava il controllo elettronico della velocità. Il Comune sosteneva che la modifica normativa dell’art. 4 del d.l. n. 121/2002 (introdotta nel settembre 2020 dal decreto cd. “semplificazioni” n. 76/2020) legittimasse l’autovelox senza bisogno di un nuovo decreto prefettizio.
La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che per applicare le nuove regole sarebbe stato comunque necessario un nuovo e specifico decreto prefettizio, che all’epoca dei fatti (ottobre 2020) non era ancora stato emanato. Il Tribunale aveva a monte rilevato che la strada non possedeva uno dei requisiti strutturali minimi richiesti dalla normativa: la presenza di una banchina adeguata.
Dalle fotografie e dalla documentazione prodotta dal medesimo Comune emergeva che, in plurimi punti del percorso e in particolare nelle vicinanze dell’autovelox, la banchina risultava estremamente ridotta o addirittura assente. Secondo il giudice tale carenza impediva di qualificare la strada come extraurbana secondaria, con la conseguenza che il decreto prefettizio risultava adottato in assenza dei presupposti previsti dalla legge.
Posizione del Comune
Nel ricorso per Cassazione il Comune ha sostenuto che il Tribunale aveva interpretato in modo eccessivamente restrittivo il concetto di “banchina”: per lo stesso ente locale il Codice della Strada non imporrebbe una larghezza minima obbligatoria e neppure richiederebbe che la banchina sia idonea alla sosta di emergenza dei veicoli.
La funzione principale di spazio siffatto sarebbe, infatti, quella di separare la carreggiata dagli elementi laterali della strada e consentire il passaggio dei pedoni, a prescindere dalle sue dimensioni. L’ente locale ha richiamato precedenti giurisprudenziali che attribuiscono alla banchina una funzione principalmente collegata alla sicurezza della circolazione pedonale e alla delimitazione della carreggiata, contestando, per l’effetto, la conclusione secondo cui l’assenza di una banchina ampia renderebbe illegittimo il controllo elettronico della velocità.
Cassazione ribadisce un orientamento consolidato
La II° Sezione Civile della Corte ha respinto in modo integrale le argomentazioni, rammentando che il sistema del Codice della Strada si fonda sul principio generale della contestazione immediata delle violazioni.
Il ricorso a strumenti automatici che consentono l’accertamento differito rappresenta un’eccezione che può operare solamente nelle ipotesi espressamente previste dalla legge. Secondo la Cassazione il prefetto non può ampliare in modo discrezionale le categorie di strade soggette a controllo automatico, bensì deve attenersi rigorosamente ai requisiti fissati dal legislatore. Per questo motivo il giudice ordinario può verificare la legittimità del decreto prefettizio e disapplicarlo quando risulti adottato in violazione delle condizioni richieste.
L’ordinanza evidenzia che la presenza delle caratteristiche strutturali previste dal Codice della Strada deve essere verificata con riferimento all’intero tratto stradale e non esclusivamente al punto in cui è collocato l’autovelox. La strada deve, cioè, possedere nel suo complesso tutti gli elementi necessari per poter essere classificata quale extraurbana secondaria.
Importanza della banchina
Tra gli aspetti di rilievo della decisione emerge la definizione di banchina. La Cassazione richiama un orientamento giurisprudenziale consolidato secondo il quale la banchina è uno spazio esterno alla carreggiata destinato sia al passaggio dei pedoni sia alle soste di emergenza.
La Corte rammenta che la normativa tecnica di settore individua misure minime di riferimento per tali spazi, con la conseguenza che una banchina di larghezza estremamente ridotta non può essere considerata idonea a svolgere le funzioni previste dalla legge. Nel caso specifico la presenza di una banchina insufficiente ha determinato la mancanza di un requisito essenziale per la classificazione della strada come extraurbana secondaria. Per questa ragione il decreto prefettizio che aveva autorizzato l’installazione del dispositivo di rilevamento è stato ritenuto illegittimo.
Conseguenze della sentenza
Col rigetto del ricorso la Corte di Cassazione ha confermato l’annullamento delle sanzioni contestate all’automobilista e ha condannato il Comune al pagamento delle spese processuali.
La decisione assume un rilievo che va oltre il singolo caso, ribadendo il principio secondo cui gli autovelox fissi possono essere installati esclusivamente lungo strade che possiedono effettivamente tutte le caratteristiche richieste dalla normativa. Non basta, dunque, l’esistenza di un decreto prefettizio: i requisiti tecnici della strada devono essere reali e verificabili.
La pronuncia rappresenta quindi un ulteriore richiamo alla necessità di un rigoroso rispetto delle regole nella gestione dei controlli elettronici della velocità, tema che continua a essere al centro del confronto tra amministrazioni locali, automobilisti e operatori del diritto.
Nuovo decreto Autovelox, cosa cambia dal luglio 2026
La sentenza della Cassazione in commento si inserisce in un contesto normativo rinnovato dall’entrata in vigore del Decreto MIT dell’8 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 luglio 2026 ed efficace dal giorno successivo alla pubblicazione.
Il nuovo provvedimento introduce una disciplina organica in ambito di caratteristiche tecniche, requisiti di omologazione, procedure di taratura e verifiche periodiche di funzionalità dei dispositivi utilizzati per il controllo della velocità. Si intende superare le incertezze che negli ultimi anni hanno alimentato un accesso contenzioso giudiziario, fissando criteri uniformi validi sull’intero territorio nazionale.
Il decreto stabilisce che tutti i dispositivi per il rilevamento della velocità debbano essere sottoposti a procedure di omologazione precise e documentate, con controlli tecnici e verifiche periodiche obbligatorie. I dispositivi che non superano le verifiche di taratura o di funzionalità non possono essere utilizzati fino al ripristino della conformità prevista dalla normativa.
Di rilievo è la norma transitoria che considera omologati in modo automatico i modelli elencati nell’Allegato B del decreto, tra i quali figurano numerosi apparecchi già largamente utilizzati dagli enti locali.
A ogni buon conto, il nuovo decreto non modifica i principi affermati dalla Cassazione nella vicenda de qua. Anche con apparecchiature regolarmente omologate e tarate, resta imprescindibile il rispetto dei requisiti previsti dal Codice della Strada per l’installazione degli autovelox e la corretta individuazione delle strade sulle quali è consentito il rilevamento automatico della velocità senza contestazione immediata.
In altre parole, la regolarità tecnica dello strumento non può sanare eventuali irregolarità afferenti alla classificazione della strada ovvero all’assenza dei presupposti giuridici richiesti per il controllo automatico. La pronuncia della Suprema Corte ribadisce, quindi, che la legittimità delle sanzioni dipende sia dall’affidabilità degli strumenti utilizzati che dal rigoroso rispetto delle norme che disciplinano la loro collocazione.
FAQ su autovelox fissi, multe e requisiti della strada
Quando una multa con autovelox fisso può essere annullata?
Una multa può essere annullata quando l’autovelox è stato installato su una strada priva dei requisiti previsti dalla legge per il rilevamento automatico della velocità senza contestazione immediata. Il giudice può verificare sia la regolarità del dispositivo sia la legittimità del decreto prefettizio.
La mancanza della banchina rende nulla la multa dell’autovelox?
La mancanza di una banchina adeguata può impedire la classificazione del tratto come strada extraurbana secondaria. In questo caso viene meno uno dei presupposti necessari per autorizzare l’uso dell’autovelox fisso senza fermare immediatamente il conducente.
È sufficiente il decreto prefettizio per rendere legittimo un autovelox?
No. Il decreto prefettizio non è sufficiente quando la strada non possiede concretamente le caratteristiche strutturali richieste dal Codice della Strada. Il giudice può disapplicare il provvedimento se accerta l’assenza dei requisiti previsti dalla normativa.
I requisiti devono essere presenti solo vicino all’autovelox?
No. Secondo la Cassazione, le caratteristiche necessarie devono essere verificate sull’intero tratto stradale interessato dal decreto prefettizio, e non soltanto nel punto esatto in cui è collocato il dispositivo.
Come si contesta una multa presa con un autovelox fisso?
Il verbale può essere impugnato davanti al Prefetto oppure al Giudice di Pace, nel rispetto dei termini indicati nel verbale. Nel ricorso possono essere contestati la classificazione della strada, il decreto prefettizio, l’omologazione, la taratura e la corretta segnalazione dell’autovelox.
Un autovelox omologato può comunque produrre multe illegittime?
Sì. L’omologazione e la taratura riguardano la regolarità tecnica dell’apparecchio, ma non sanano eventuali irregolarità relative alla strada, alla collocazione del dispositivo o all’assenza dei presupposti per la contestazione differita.
Cosa cambia con il nuovo decreto Autovelox del 2026?
Il decreto introduce regole uniformi su omologazione, taratura e verifiche periodiche degli strumenti. Restano però invariati i requisiti previsti dal Codice della Strada per l’installazione dei dispositivi e per il rilevamento automatico senza contestazione immediata.
Chi deve dimostrare che la strada ha i requisiti per l’autovelox?
Nel giudizio di opposizione l’amministrazione deve documentare la legittimità dell’accertamento e degli atti sui quali si fonda la sanzione. L’automobilista può produrre fotografie, perizie e altri elementi utili a dimostrare l’assenza delle caratteristiche richieste.











