Uso smodato del cellulare tra i comportamenti ritenuti disfunzionali: minore in casa famiglia

L’ordinanza n. 1832/2025 della prima sezione civile della Corte di Cassazione, depositata il 25 gennaio 2025 (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione), ha chiarito alcuni aspetti in materia di affidamento del minore problematico alla casa famiglia, soffermandosi in particolare sull’uso eccessivo del telefonino nonché sulla questione se la nomina tardiva del curatore possa pregiudicare gli interessi del minore. Per approfondimenti in materia, segnaliamo il volume “Il nuovo processo di famiglia”, a cura di Michele Angelo Lupoi, e acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon.

Il caso in esame

La vicenda trae origine da una richiesta del Pubblico Ministero presso il Tribunale per i minorenni di Salerno di decadenza della responsabilità genitoriale. L’intervento dei servizi sociali, incaricati di monitorare la situazione, aveva messo in luce le criticità della situazione familiare: gravi conflittualità tra i genitori, denunce di violenze domestiche, difficoltà scolastiche del figlio. Il minore, inoltre, manifestava comportamenti aggressivi e faceva un uso smodato dello smartphone.

Il Tribunale aveva allora deciso di sospendere la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori, disponendo l’affidamento del ragazzo ai servizi sociali. Il minore veniva collocato presso una casa famiglia, con il divieto assoluto di utilizzare i dispositivi elettronici.

I genitori impugnavano il provvedimento, presentando due reclami alla Corte d’Appello. La Corte, tuttavia, respingeva i ricorsi, confermando la validità della decisione di primo grado. Gli stessi presentavano quindi ricorso in Cassazione.

Nomina tardiva del curatore e tutela del minore

I genitori lamentavano, in primo luogo, la violazione del contraddittorio per difetto di rappresentanza e difesa del minore, dovuta alla nomina tardiva del curatore speciale. Il giudice di primo grado, infatti, non aveva provveduto alla sua indicazione, intervenuta solo successivamente ad opera della Corte d’appello. Su tali basi, i ricorrenti chiedevano la declaratoria di nullità del processo, con conseguente restituzione degli atti al primo giudice.

La Suprema Corte non ha condiviso questa impostazione. Ha chiarito che la denuncia di vizi derivanti dalla violazione di norme processuali non può essere valutata in funzione dell’astratta regolarità dell’attività giudiziaria. Occorre, invece, verificare se la violazione abbia determinato un concreto pregiudizio per la parte interessata.

La violazione della regola sulla nomina del curatore speciale comporta, in linea generale, la rimessione della causa alla Corte d’appello. Tuttavia, la Corte ha sottolineato la necessità di bilanciare le esigenze di difesa e rappresentanza del minore con quelle di particolare celerità del procedimento. Quando il minore risulta adeguatamente rappresentato nel giudizio di appello, l’eventuale difetto di rappresentanza nel primo grado, dovuto a omessa o tardiva nomina del curatore speciale, diviene irrilevante, salvo che abbia prodotto un concreto pregiudizio tale da inficiare anche la decisione di secondo grado.

L’interesse superiore del minore deve, pertanto, prevalere su ogni altra considerazione. In presenza di conflittualità familiare e di inadeguatezza genitoriale, un intervento tempestivo risulta essenziale per garantire al minore un contesto sereno. L’incapacità dei genitori di assicurare un ambiente stabile e sicuro ha giustificato la collocazione in una casa famiglia, misura ritenuta adeguata e confermata in appello.

Di conseguenza, sebbene la nomina tardiva del curatore speciale costituisca un errore procedurale, nel caso di specie non ha determinato la nullità del processo, poiché il minore è risultato adeguatamente rappresentato e difeso nei diversi gradi di giudizio.

Casa famiglia per il minore che fa uso smodato del cellulare

Uno degli aspetti centrali della vicenda riguardava l‘uso smodato del telefonino da parte del ragazzo, emerso come un segnale preoccupante di un disagio più profondo. Questo fenomeno, sempre più diffuso tra i giovani, può avere ripercussioni negative sullo sviluppo emotivo, sociale e scolastico. Nel caso specifico, il Tribunale ha ritenuto che l’uso di smartphone e tablet aggravasse ulteriormente la situazione del minore, già compromessa, e ha quindi deciso di proibirne l’accesso per favorire un percorso di recupero più equilibrato.

La Cassazione ha condiviso la tesi del Tribunale ritenendo che l’uso eccessivo di dispositivi elettronici potesse aggravare il disagio del minore e giustificando così il divieto di utilizzo di smartphone e tablet. Inoltre, ha ritenuto adeguata la misura del collocamento presso una casa famiglia, valutandola come la soluzione più idonea per garantire al ragazzo un ambiente più sereno e favorevole alla sua crescita. Questa pronuncia ribadisce l’importanza di interventi tempestivi e mirati nei casi di fragilità familiare, ponendo l’accento sulla tutela del benessere psicologico e sociale del minore.

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