Rimborso CTP anche senza prova del pagamento: le Sezioni Unite

Le Sezioni Unite, con l’ordinanza n. 24699 del 18 agosto 2026, hanno definito importanti principi in materia di prova testimoniale, consulenza tecnica d’ufficio, spese del consulente tecnico di parte e liquidazione del danno. La pronuncia chiarisce, in particolare, quando la parte può censurare in Cassazione il rigetto di una prova e stabilisce che il giudice può porre le spese del CTP a carico della parte soccombente anche se quest’ultima non le ha ancora materialmente pagate.

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Formulario commentato del nuovo processo civile

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Autrice
Lucilla Nigro
Autrice di formulari giuridici, unitamente al padre avv. Benito Nigro, dall’anno 1990. Avvocato cassazionista, Mediatore civile e Giudice ausiliario presso la Corte di Appello di Napoli, sino al dicembre 2022, è attualmente Giudice di pace in Agropoli.

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Il caso: le esondazioni, il concorso di colpa e le prove non ammesse

La controversia riguardava alcuni proprietari di fondi agricoli che lamentavano ripetuti danni provocati dalle esondazioni di un corso d’acqua appartenente al demanio regionale. Secondo la loro prospettazione, gli allagamenti dipendevano dall’insufficiente manutenzione dell’alveo e delle sponde da parte dell’amministrazione competente.

Il giudice di primo grado riconosceva la responsabilità dell’amministrazione ai sensi dell’art. 2051 c.c., ma ravvisava anche un concorso di colpa dei proprietari ex art. 1227 c.c., sul presupposto che questi ultimi non avessero adeguatamente mantenuto puliti i fossi di scolo presenti sui propri terreni. Il danno veniva quindi liquidato tenendo conto di tale corresponsabilità.

I danneggiati impugnavano la decisione contestando, tra l’altro, l’attribuzione del concorso di colpa, la quantificazione del danno, la mancata rifusione delle spese sostenute per il consulente tecnico di parte e i criteri utilizzati per rivalutazione e interessi. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rigettava l’appello, reputando corretta anche la decisione di non ammettere le prove testimoniali richieste per dimostrare l’avvenuta manutenzione dei fossi.

La controversia giungeva così davanti alle Sezioni Unite con un ricorso articolato in diciotto motivi.

Prova testimoniale: quando il rigetto diventa censurabile in Cassazione

Uno dei passaggi centrali dell’ordinanza riguarda il mancato accoglimento delle istanze istruttorie formulate dai proprietari.

I ricorrenti avevano chiesto di dimostrare per testimoni di avere effettuato interventi di pulizia e ripristino dei fossi di scolo dopo i diversi eventi alluvionali. Il Tribunale Superiore aveva ritenuto la prova irrilevante, osservando che la causa fosse già ampiamente istruita attraverso i documenti e la CTU e considerando gli interventi indicati come occasionali e tardivi.

Per le Sezioni Unite, tuttavia, questa motivazione non regge.

La Corte osserva anzitutto che nessuna norma impedisce di dimostrare mediante testimoni l’avvenuta manutenzione ordinaria dei canali di scolo. Soprattutto, rileva un evidente problema logico: se gli interventi erano stati effettuati dopo una precedente esondazione, essi risultavano comunque anteriori rispetto alle esondazioni successive e potevano quindi assumere rilievo proprio ai fini dell’accertamento dell’eventuale concorso di colpa dei proprietari.
Da qui il chiarimento sul controllo esercitabile dalla Cassazione. In linea generale, il giudizio sulla rilevanza di una prova appartiene al giudice di merito. Ma il rigetto dell’istanza istruttoria diventa sindacabile quando manca un’appropriata valutazione delle circostanze dedotte, quando la prova riguarda fatti decisivi o quando essa è diretta a contrastare altre risultanze processuali e viene respinta attraverso una generica affermazione di superfluità.

Nel caso esaminato, inoltre, la Corte evidenzia un profilo particolarmente delicato: ai proprietari era stato attribuito un concorso di colpa senza consentire loro di fornire la prova diretta a escludere la condotta negligente contestata. Una simile soluzione si pone, secondo le Sezioni Unite, in contrasto anche con il diritto di difesa garantito dall’art. 24 Cost.

CTU contestata dalla parte: il giudice deve rispondere alle critiche specifiche

L’ordinanza affronta anche il rapporto tra la decisione del giudice e le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

La Cassazione ribadisce il principio secondo cui il giudice che aderisce alle conclusioni della CTU non è normalmente tenuto a fornire una motivazione analitica sulle ragioni dell’adesione. Questa regola, però, cambia quando una parte abbia formulato osservazioni tecniche specifiche, analitiche e dettagliate.

In tal caso, il giudice deve confrontarsi effettivamente con le contestazioni prospettate e non può limitarsi a richiamare genericamente la correttezza dell’elaborato peritale.

Nel giudizio in esame, le contestazioni riguardavano diversi elementi utilizzati per quantificare il danno: il numero degli eventi considerati, il metodo seguito per calcolare le superfici, il numero delle piante, la loro fase di crescita e il lavoro necessario al ripristino dei fondi. Il Tribunale Superiore non aveva fornito una risposta adeguata a tali rilievi.

Le Sezioni Unite evidenziano, inoltre, una contraddizione processuale ancora più significativa: da un lato il giudice aveva ritenuto non provati alcuni fatti; dall’altro non aveva ammesso le prove richieste proprio per dimostrarli.

La Corte richiama così il principio secondo cui la mancata ammissione di una prova testimoniale determina un vizio della sentenza quando il giudice fonda poi la decisione sull’inosservanza dell’onere probatorio, nonostante la parte si fosse concretamente offerta di assolverlo.

Spese del consulente tecnico di parte: non serve provare il pagamento

Particolarmente rilevante sul piano professionale è la soluzione adottata dalle Sezioni Unite in materia di spese sostenute per il consulente tecnico di parte.

Sul punto esistevano due diversi orientamenti giurisprudenziali.

Secondo un primo indirizzo, il soccombente non avrebbe potuto essere condannato alla rifusione delle spese di CTP in assenza della prova dell’effettivo esborso da parte del vincitore. Secondo un diverso orientamento, invece, sarebbe stata sufficiente la dimostrazione dell’assunzione dell’obbligazione nei confronti del professionista.

Le Sezioni Unite aderiscono a questa seconda impostazione.

La ragione è che il compenso del consulente tecnico di parte nominato durante il processo rientra tra le spese processuali di cui all’art. 91 c.p.c., analogamente al compenso dovuto al difensore. Ne deriva che la sua rifusione non può essere subordinata alla dimostrazione che il professionista sia stato già materialmente pagato.

Ciò che rileva è che la parte abbia assunto l’obbligazione di remunerare il consulente. Peraltro, precisa la Corte, il conferimento stesso dell’incarico professionale consente normalmente di presumere tale obbligazione, tenuto conto della presunzione di onerosità del mandato prevista dall’art. 1709 c.c. e della disciplina del compenso professionale dettata dall’art. 2233 c.c.

Se il costo è documentato, il giudice potrà liquidare l’importo risultante, salva la valutazione della sua eventuale eccessività o superfluità. Se invece il costo non è documentato, la liquidazione potrà comunque essere effettuata d’ufficio sulla base delle tariffe professionali eventualmente applicabili o, in via analogica, dei criteri previsti per i consulenti d’ufficio.

Consulenza stragiudiziale: regole diverse rispetto al CTP nominato nel processo

Le Sezioni Unite distinguono espressamente il compenso del consulente nominato durante il giudizio dalle spese sostenute per una consulenza nella fase precedente al processo.

Queste ultime non costituiscono propriamente spese processuali, ma possono integrare una voce di danno emergente. Di conseguenza, non possono essere liquidate d’ufficio e richiedono una specifica domanda della parte.

La Corte introduce però una distinzione importante anche sotto il profilo probatorio.

Quando il danneggiato afferma di avere già sostenuto una determinata spesa, deve dimostrarne il pagamento. Se invece afferma di avere contratto un’obbligazione che non è stata ancora adempiuta, non gli si può chiedere di provare un pagamento non ancora avvenuto.

Anche l’insorgenza di un debito nel patrimonio del danneggiato, infatti, può costituire un pregiudizio risarcibile. Pretendere sempre il pagamento preventivo equivarrebbe, secondo la Corte, a introdurre una sorta di inesistente meccanismo di solve et repete nel sistema della responsabilità civile.

Liquidazione del danno: la somma deve essere attualizzata

Un ulteriore profilo accolto dalle Sezioni Unite riguarda la corretta quantificazione del credito risarcitorio.

Nel caso esaminato, il giudice di primo grado aveva liquidato nel 2022 importi che erano stati determinati dai consulenti due anni prima. Per la Cassazione non era quindi sufficiente una generica affermazione secondo cui il danno sarebbe stato liquidato “all’attualità”.

Se vengono utilizzati valori riferiti a un momento precedente rispetto alla decisione, occorre procedere alla relativa attualizzazione del credito risarcitorio, trattandosi di un’obbligazione di valore. Nel caso concreto, secondo la Corte, la taxatio era stata omessa oppure illegittimamente negata.

Interessi compensativi: l’equità non esonera il giudice dal calcolo

Le Sezioni Unite intervengono anche sugli interessi compensativi riconosciuti sul credito risarcitorio.

Il problema nasceva dal fatto che il giudice di primo grado aveva liquidato una determinata somma a tale titolo senza specificare né il tasso applicato, né la decorrenza, né il concreto criterio di calcolo.

Il Tribunale Superiore aveva ritenuto sufficiente richiamare la natura equitativa della liquidazione del danno da mora nelle obbligazioni di valore.

Per la Cassazione, tuttavia, questa motivazione non è sufficiente. La liquidazione equitativa non può essere utilizzata per sottrarre al controllo delle parti le operazioni matematiche sulle quali si fonda la quantificazione.

In particolare, possono essere rimessi alla valutazione equitativa il saggio degli interessi, la loro decorrenza e la periodicità, ma non l’esecuzione del relativo calcolo, che deve essere ricostruibile e verificabile.

I principi di diritto delle Sezioni Unite

Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso, sia pure nei limiti indicati nell’ordinanza, cassando la decisione impugnata e rinviando la causa al giudice di merito per un nuovo esame. L’accoglimento ha riguardato, in particolare, il mancato esame delle prove testimoniali richieste, le contestazioni mosse alla CTU, la liquidazione delle spese del consulente tecnico di parte e i criteri di attualizzazione del danno e di calcolo degli interessi compensativi.

Di seguito i principi di diritto ricavabili:

Spese del consulente tecnico di parte. La nomina di un consulente tecnico di parte nel corso del processo fa presumere l’assunzione, da parte di chi conferisce l’incarico, dell’obbligazione di remunerarlo. Il relativo compenso rientra tra le spese processuali di cui all’art. 91 c.p.c. e può pertanto essere liquidato d’ufficio a carico del soccombente anche in assenza della prova dell’avvenuto pagamento, salvo che sia dimostrata la gratuità della prestazione o l’estinzione dell’obbligazione.

Danno da spesa non ancora sostenuta. Il risarcimento del danno emergente derivante dalla necessità di sostenere una spesa non presuppone necessariamente che l’esborso sia già avvenuto. Se il danneggiato deduce una spesa già effettuata deve provarne il pagamento; se deduce, invece, una spesa necessaria ma ancora da sostenere, è sufficiente provare l’assunzione della relativa obbligazione oppure la necessità o utilità dell’esborso futuro.

Rigetto della prova testimoniale. Il giudizio di irrilevanza di una prova testimoniale, normalmente riservato al giudice di merito, è sindacabile in sede di legittimità quando il rigetto non sia fondato su una valutazione logica e coerente delle circostanze dedotte, quando la prova abbia ad oggetto fatti decisivi o quando sia destinata a contrastare altre risultanze probatorie e venga esclusa attraverso una motivazione meramente generica.

FAQ: prove, CTU e spese del consulente tecnico di parte

Le spese del CTP possono essere rimborsate se la fattura non è stata ancora pagata?

Sì. Secondo le Sezioni Unite, per il consulente tecnico di parte nominato nel corso del processo non è necessario dimostrare l’avvenuto pagamento. Il conferimento dell’incarico fa normalmente presumere l’assunzione dell’obbligo di corrispondere il compenso e la relativa voce rientra tra le spese processuali ex art. 91 c.p.c.

È necessario produrre la fattura del CTP per ottenere il rimborso delle spese?

Non necessariamente ai fini dell’esistenza del diritto alla rifusione. Se l’importo è documentato, il giudice può tenerne conto nella liquidazione; se il costo non è documentato, secondo le Sezioni Unite il compenso può comunque essere liquidato d’ufficio utilizzando i parametri professionali applicabili.

Le spese di una perizia stragiudiziale seguono le stesse regole del CTP?

No. Le spese della consulenza svolta prima del giudizio non sono automaticamente spese processuali ex art. 91 c.p.c., ma possono costituire danno emergente. Occorrono quindi una domanda della parte e la prova dei presupposti del risarcimento.

Quando il mancato pagamento di una spesa impedisce il risarcimento?

Se il danneggiato dichiara che una spesa è stata già sostenuta, deve provarne il pagamento. Se invece la spesa deve ancora essere effettuata, è sufficiente dimostrare l’obbligazione già assunta oppure la necessità o utilità della spesa futura.

Quando il rigetto di una prova testimoniale è censurabile in Cassazione?

Può esserlo quando la prova riguarda una circostanza decisiva, quando il giudice non valuta logicamente i fatti indicati dalla parte oppure quando la prova è destinata a contrastare altre risultanze istruttorie e viene respinta con una motivazione generica di irrilevanza o superfluità.

Il giudice può rigettare una prova e poi ritenere il fatto non provato?

Non quando la prova richiesta era proprio destinata a dimostrare quel fatto e risultava rilevante. Le Sezioni Unite richiamano il principio per cui è viziata la decisione che pone a carico della parte il mancato assolvimento dell’onere probatorio dopo averle impedito di fornire la prova ritualmente richiesta.

Il giudice deve rispondere alle osservazioni del CTP contro la CTU?

Quando le contestazioni rivolte alla CTU sono analitiche, specifiche e dettagliate, il giudice che intenda aderire alle conclusioni del consulente d’ufficio deve confrontarsi con esse in motivazione. Non è sufficiente una generica dichiarazione di condivisione delle conclusioni peritali.

Come devono essere calcolati gli interessi compensativi sul risarcimento del danno?

La scelta del tasso, della decorrenza e della periodicità può essere effettuata equitativamente, ma il calcolo deve essere esplicitato o comunque ricostruibile. Non è sufficiente indicare una somma finale senza consentire di comprendere come sia stata determinata.

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