Rassegna giurisprudenziale dell’11 febbraio

Questa rassegna si propone di esaminare le principali novità giurisprudenziali della settimana.

Prescrizione dei compensi dell’avvocato, decorre dal decreto di perenzione se il mandato non è cessato prima

La Corte di Cassazione, Sezione II civile, con l’ordinanza n. 2223/2026, pubblicata il 3 febbraio 2026, interviene su una tematica diffusa nella pratica forense: quando inizia a decorrere la prescrizione del credito professionale dell’avvocato, ai sensi dell’art. 2957, comma 2, c.c.

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Scissione societaria e debiti sopravvenuti: limiti della responsabilità solidale

Il Tribunale di Roma, con una recente sentenza (n. 1604/2026), affronta il tema della sorte delle passività sopravvenute e dei debiti non espressamente menzionati nel progetto di scissione societaria. La controversia origina dall’esercizio di un’azione di regresso intrapresa da una società scissa nei confronti della beneficiaria, nata da una scissione parziale non proporzionale, per il recupero pro quota di somme corrisposte a titolo di oneri di sanatoria edilizia.

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Successioni: la Cassazione chiarisce che la prelazione non si estende ai successori del coerede

La prelazione è uno strumento che, in più ambiti dell’ordinamento, tutela interessi “qualificati” nella circolazione dei beni. In materia successoria, l’art. 732 c.c. attribuisce ai coeredi un diritto di prelazione (e, in caso di violazione, di retratto) per impedire l’ingresso di estranei nella comunione ereditaria. Proprio sui limiti soggettivi di questa tutela interviene la Cassazione (sez. II, ord. 23 dicembre 2025, n. 33716), chiarendo che la prelazione ereditaria è un diritto personale e non si estende a chi subentra nella quota per successione. La decisione offre un criterio utile per gestire vendite di quote ereditarie e conflitti tra prelazione ereditaria e altre forme di prelazione legale, come quella agraria.

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Il danno da perdita del rapporto parentale può essere provato anche senza presunzioni

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la sentenza n. 317/2026 (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione), torna sui presupposti della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e sui criteri di accertamento e liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, in un caso di decesso conseguente a infezione nosocomiale.

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La trascrizione della telefonata incastra il marito infedele anche senza il file audio

L’ordinanza n. 2409/2026 della Suprema Corte di Cassazione, pubblicata il 5 febbraio 2026 (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione), consolida un indirizzo rigoroso in ambito di prove informatiche e riproduzioni meccaniche nei giudizi di separazione. La Prima Sezione Civile ha infatti stabilito che la mera trascrizione di una telefonata tra il coniuge e l’amante può essere utilizzata per fondare l’addebito, qualora la parte contro cui è prodotta non ne contesti in modo specifico la genuinità ai sensi dell’art. 2712 c.c.

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Permessi 104 e licenziamento: prove carenti, reintegra confermata

La sentenza n. 62/2026 della Corte d’Appello di Catania (Sezione Lavoro) chiarisce i limiti del potere disciplinare e i presupposti per l’applicazione della tutela reintegratoria (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione). La Corte ribadisce che il licenziamento espulsivo richiede un accertamento puntuale e prove specifiche sulla sussistenza e gravità dei fatti contestati.

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Nullità del testamento per presenza dell’Amministratore di Sostegno, confermata la sanzione disciplinare al notaio

Tramite la sentenza n. 2648/2026, depositata il 6 febbraio 2026 (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione), la II Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso interposto da un notaio sanzionato per avere rogato un testamento pubblico alla presenza dell’amministratore di sostegno della testatrice.

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Preliminare di vendita e qualità promesse: la non contiguità dei fondi legittima la risoluzione del contratto

La Cassazione, con l’ordinanza n. 1991/2026 (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione), conferma la risoluzione del preliminare quando i beni promessi come unitari risultano separati da una particella di terzi.

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Confisca penale e condanna contabile: il “cumulo” sotto scrutinio della CEDU

La sentenza Florio e Bassignana c. Italia del 5 febbraio 2026 affronta il nodo, assai dibattuto nell’ordinamento italiano, del rapporto tra confisca (diretta o per equivalente) disposta dal giudice penale e condanna risarcitoria pronunciata dalla Corte dei conti per i medesimi fatti. La Corte europea dei diritti dell’uomo, muovendo dall’art. 1 del Protocollo n. 1 CEDU, ha ritenuto che il rifiuto del giudice contabile di dedurre dal quantum risarcitorio le somme già oggetto di confisca determini, in concreto, un onere eccessivo, poiché l’effetto combinato delle due misure supera quanto necessario a ripristinare la situazione anteriore al reato. La pronuncia sollecita un riallineamento dei criteri interni (penali, civili e contabili) alla luce della duplice natura, ripristinatoria e, talora, sanzionatoria, della confisca, indicando soluzioni operative per evitare duplicazioni e garantire il principio di effettività del danno.

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