
L’uso improprio dell’intelligenza artificiale negli atti difensivi produce ricadute sul piano della responsabilità professionale e processuale. La sentenza del Tribunale di Mantova del 24 marzo scorso (n. 165/2026) si colloca in questo filone, ma non si limita a rilevare l’inconferenza dei precedenti richiamati: il giudice verifica e “smonta”, uno per uno, i riferimenti giurisprudenziali frutto di allucinazioni dell’AI, accertandone l’estraneità rispetto al giudizio (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione).
Consiglio: il volume “Intelligenza artificiale generativa per professionisti” di Giovanna Panucci, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon, è pensato per passare dall’uso “a tentativi” a un uso professionale, replicabile e sicuro dell’AI.
Intelligenza artificiale generativa per professionisti
Questo non è (solo) un libro sull’AI generativa: è un manuale di metodo per passare dall’uso “a tentativi” a un uso professionale, replicabile e sicuro. Una guida operativa per imparare a dialogare con i modelli, costruire workflow efficaci e verificare gli output, anche in contesti regolati
Vantaggi chiave
- Impari il Legal Prompting: come impostare richieste efficaci, capire come “nasce” una risposta e usare l’AI con maggiore controllo
- Riduci rischi ed errori: focus su allucinazioni, bias, finestra di contesto e tecniche pratiche di mitigazione (con regole operative)
- Costruisci un workflow, non un trucco: dall’uso “solo ChatGPT” a un metodo strutturato per redazione, ricerca, analisi e comunicazione
- Tecniche di scrittura con l’AI: prompt di redazione, dialogo iterativo, revisione assistita e casi pratici per arrivare a testi finali migliori
- Ricerca e verifica delle fonti: livelli di ricerca, strumenti e approcci per trovare, controllare e consolidare informazioni in modo professionale
- Privacy e compliance: indicazioni concrete su piattaforme, minimizzazione, policy interne e adempimenti GDPR
- Appendici operative: questionari, modelli e documenti pronti all’uso (informative e policy) + vademecum finale dei termini essenziali
- Contenuti aggiuntivi online: modelli, guide pratiche e aggiornamenti inclusi nei 24 mesi successivi alla pubblicazione
Caratteristiche
- Autrice: Giovanna Panucci
- Pagine: 310
- ISBN: 978-88-916-7807-2
- Accesso a contenuti digitali inclusi (piattaforma Maggioli Cloud, con codice nel volume)
Se vuoi ottenere risultati concreti con l’AI generativa senza improvvisare e con un metodo che resta valido anche quando cambiano modelli e strumenti, questo è il volume da tenere sulla scrivania. Acquistalo ora per avere subito la guida e l’accesso ai contenuti online in aggiornamento per 24 mesi.
Leggi descrizione
Giovanna Panucci, 2026, Maggioli Editore
31.00 €
29.45 €
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Il caso
La controversia riguardava un’azione revocatoria ordinaria proposta contro alcuni atti di donazione aventi ad oggetto beni immobili già gravati da ipoteca giudiziale in favore dell’attrice.
La parte attrice sosteneva che gli atti dispositivi avessero arrecato pregiudizio alle proprie ragioni creditorie, deducendo l’esistenza dell’eventus damni e della consapevolezza del pregiudizio in capo ai soggetti coinvolti. La difesa convenuta eccepiva, tra l’altro, l’assenza di un concreto pregiudizio, proprio perché il credito risultava già assistito da garanzia ipotecaria anteriore sui beni oggetto di donazione.
Il giudice ha deciso la causa sul rilievo assorbente del difetto di eventus damni, ritenendo che il creditore ipotecario conservasse comunque il diritto di espropriare il bene anche nei confronti dei terzi acquirenti, in forza dello ius sequelae proprio dell’ipoteca.
La citazione di massime estranee alla controversia
Il Tribunale di Mantova ha però attribuito rilievo non solo all’infondatezza della domanda, ma anche alla qualità della difesa svolta dall’attrice. Dopo avere escluso l’eventus damni e avere ritenuto generiche le allegazioni sul possibile deterioramento degli immobili o sull’aggravamento dell’azione esecutiva, il giudice ha dedicato un autonomo passaggio motivazionale alla memoria difensiva depositata dalla parte attrice, osservando che essa conteneva una serie di massime attribuite a pronunce di legittimità del tutto estranee alla controversia.
Non si è trattato, secondo la sentenza, di richiami secondari o meramente accessori, ma di riferimenti utilizzati per sostenere il punto decisivo della causa, cioè proprio la sussistenza del pregiudizio richiesto dall’art. 2901 c.c.
Uso improprio dell’AI e condanna per responsabilità aggravata
Su questa base, il Tribunale ha ritenuto integrata almeno la colpa grave ex art. 96, comma 3, c.p.c., valorizzando due profili.
Da un lato, ha considerato la natura delle citazioni inserite nell’atto, attribuite a decisioni del tutto estranee alla revocatoria ordinaria e al tema dell’eventus damni.
Dall’altro, ha dato rilievo al comportamento successivo della parte, che non ha corretto né chiarito tali richiami neppure dopo la contestazione della difesa avversaria. In questo quadro, il giudice ha affermato che l’anomalia riscontrata poteva spiegarsi soltanto ipotizzando un ricorso all’intelligenza artificiale nella redazione della memoria, senza la necessaria verifica della correttezza del procedimento e dell’attendibilità dei risultati.
La sentenza ha quindi condannato l’attrice al pagamento di circa duemila euro in favore della controparte ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. e di un’ulteriore somma di pari importo alla Cassa delle ammende ai sensi del comma 4 della stessa disposizione.
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Le massime inconferenti esaminate una per una
Il Tribunale non si è limitato a un giudizio sintetico di inattendibilità delle fonti, ma ha verificato puntualmente, mediante consultazione del CED della Cassazione, ciascuna delle pronunce richiamate dalla parte attrice.
Da questo controllo è emerso che i precedenti invocati riguardavano materie del tutto diverse da quella oggetto di causa, tra cui pubblico impiego, prestazioni previdenziali, tributi, aiuti comunitari, responsabilità civile e questioni contrattuali, e che quindi risultavano inconferenti rispetto al tema controverso, cioè la sussistenza dell’eventus damni nell’azione revocatoria promossa da un creditore già assistito da ipoteca.
Il Tribunale ha inoltre accertato che quelle decisioni non contenevano affatto i principi di diritto loro attribuiti nell’atto difensivo. Proprio questa verifica analitica delle fonti ha indotto il giudice a valorizzare non solo l’erroneità delle citazioni, ma anche la gravità della condotta processuale della parte che le aveva utilizzate.
Rilievi conclusivi
L’uso dell’intelligenza artificiale nella redazione degli atti non esonera il difensore dal controllo delle fonti, della pertinenza dei precedenti e della correttezza delle massime richiamate. La formazione sull’uso dell’AI non può fermarsi all’efficienza redazionale, ma deve includere metodi di verifica, selezione delle fonti e validazione delle citazioni.











