Compensi avvocato: il giudice deve motivare la scelta dello scaglione diverso

La Cassazione, con l’ordinanza n. 607/2026 (clicca qui per consultare il testo integrale della decisione), ha fornito un chiarimento sulla corretta individuazione dello scaglione per la liquidazione dei compensi all’avvocato, in ipotesi di gratuito patrocinio. È necessario, in particolare, che il giudice renda comprensibile il criterio seguito, soprattutto quando si discosta dall’impostazione proposta dalla parte. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile”, di Lucilla Nigro, acquistabile cliccando su Shop Maggioli o su Amazon, offre un supporto utile per gestire ogni fase del contenzioso civile.

Formulario commentato del nuovo processo civile

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Lucilla Nigro
Autrice di formulari giuridici, unitamente al padre avv. Benito Nigro, dall’anno 1990. Avvocato cassazionista, Mediatore civile e Giudice ausiliario presso la Corte di Appello di Napoli, sino al dicembre 2022.

 

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Il caso in breve

Un difensore chiedeva la liquidazione del compenso per un’attività prestata in un procedimento di opposizione ex art. 99 d.P.R. 115/2002, collegato al rigetto dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il giudice competente accoglieva l’opposizione, ma liquidava il compenso facendo riferimento allo scaglione delle cause di valore inferiore a 1.100 euro, anziché a quello delle cause di valore indeterminabile invocato dal professionista.

Con il primo motivo di ricorso in Cassazione, l’avvocato denunciava la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132, n. 4, c.p.c., lamentando che il Tribunale avesse individuato lo scaglione di riferimento per la determinazione del suo compenso senza indicare le ragioni di tale statuizione, e ciò quantunque egli avesse svolto puntuali considerazioni nel sostenere che la causa doveva ritenersi di valore indeterminabile.

Quando il giudice cambia “valore”, deve motivare

La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, dichiarando assorbilo il secondo. La Cassazione ha chiarito che la determinazione del valore della causa, funzionale a individuare lo scaglione per la liquidazione delle spese e dei compensi, può anche risultare implicita e coincidere con quella indicata dalle parte se il giudice non intende discostarsene. Se il giudice, tuttavia, non dovesse concordare con la qualificazione proposta, è tenuto a motivare la scelta, altrimenti non è comprensibile il criterio di valutazione concretamente adottato.

Nel caso esaminato, la Suprema Corte ha rilevato che il giudice di merito si fosse limitato a indicare uno scaglione diverso, senza esplicitare le ragioni della propria scelta, né tali ragioni si potevano ricavare in via indiretta dal complesso motivazionale. Da qui la qualificazione del vizio in termini di “motivazione apparente”, richiamando il “minimo costituzionale” della motivazione: una giustificazione solo formale, non consente di comprendere le basi logiche della decisione che, di conseguenza, è nulla.

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Conclusioni

Ricapitolando: in tema di liquidazione dei compensi, il giudice può anche aderire in modo implicito al valore prospettato dalle parti, ma se sceglie uno scaglione diverso, deve spiegare perché in sentenza, altrimenti la decisione è censurabile per “motivazione apparente”. La Cassazione ha cassato la sentenza con rinvio, imponendo al giudice di merito di riesaminare la liquidazione alla luce di questo criterio.

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