Successioni: conto cointestato col defunto e prelievi dei coeredi

La Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4142/2025 (trovi il testo della sentenza qui), ha affrontato un tema di rilievo in materia di diritto successorio: è possibile addebitare ai coeredi i prelievi effettuati dal conto cointestato col padre defunto, a prescindere dalle finalità di utilizzo delle somme? La decisione si concentra sulla necessità di considerare la destinazione effettiva delle somme prelevate, in particolare quando l’erede le abbia impiegate per la cura dei genitori. Il caso in esame mette in evidenza l’importanza di un accertamento rigoroso prima di disporre la restituzione di somme alla massa ereditaria. 

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Il caso in esame

Due coeredi hanno agito in giudizio contro la sorella, contestandole l’appropriazione di somme giacenti su un conto cointestato con il padre defunto. Secondo i ricorrenti, le somme appartenevano esclusivamente al de cuius e dovevano essere reintegrate nella massa ereditaria per la successiva divisione.

Il Tribunale ha rigettato le domande degli attori. La Corte d’Appello, invece, ha riformato la decisione di primo grado, ritenendo che le somme controverse fossero di esclusiva proprietà del de cuius il quale, cointestando il conto alla figlia, non aveva inteso effettuare una donazione indiretta, dovendo la convenuta restituire alla massa l’intero importo di cui si era appropriata. La Corte ha, inoltre, suddiviso gli importi in tre quote su istanza delle parti.

La convenuta, contro tale pronuncia, ha presentato ricorso in Cassazione articolato in cinque motivi, gli attori hanno replicato con controricorso.

L’importanza della finalità dei prelievi

La ricorrente, con il quarto motivo di ricorso, ha denunciato la violazione dell’art. 116 c.p.c. e il travisamento della prova. L’erede, in particolare, sosteneva che la Corte d’Appello avesse ritenuto di proprietà de de cuius l’intero importo giacente sui conti sulla base di una presunta non contestazione da parte della ricorrente anche riguardo al fatto che su quel conto erano confluiti Lire. 120.000.000 provenienti da altro conto su cui giacevano liquidità del genitore defunto.

La ricorrente, inoltre, riteneva che i giudici di secondo grado avrebbero dovuto verificare le causali dei singoli prelievi, in considerazione del fatto che la donna era priva di redditi e aveva impiegato quelle somme per la cura dei genitori, il pagamento delle spese funerarie e delle tasse di successione.

La Cassazione ha evidenziato come non sia possibile imputare automaticamente alla coerede la restituzione delle somme prelevate dal conto cointestato senza prima accertare l’effettiva destinazione delle stesse. Il giudice deve valutare se i prelievi siano stati effettuati per scopi personali della coerede o se, al contrario, abbiano avuto una finalità riconducibile agli obblighi di assistenza familiare, come la cura dei genitori anziani o il pagamento delle spese funerarie. La Corte ha quindi censurato la decisione della Corte d’Appello per non aver approfondito tale aspetto prima di disporre la restituzione dell’intera somma.

La valorizzazione di elementi presuntivi

Secondo la Suprema Corte, il giudice, nel valutare se addebitare o meno l’importo dei prelievi al coerede, non può prescindere dall’accertamento, anche mediate la valorizzazione di elementi presuntivi, di una serie di fattori quali:

  • La situazione economica dell’erede e la sua eventuale dipendenza finanziaria dai genitori;
  • la datazione e la reiterazione dei prelievi rispetto alle esigenze assistenziali dei genitori;
  • la documentazione contabile che possa attestare l’uso delle somme per cure mediche, assistenza domestica o spese funerarie;
  • il contesto familiare e la ripartizione degli oneri trai vari eredi.

In assenza di un accertamento dettagliato su questi punti, una decisione di restituzione automatica delle somme prelevate rischia di risultare ingiustamente penalizzante per il coerede che si è fatto carico delle necessità della famiglia.

La decisione della Corte

La Cassazione ha chiarito che, in assenza di prove che dimostrino un uso personale delle somme, non si può presumere automaticamente un’appropriazione indebita da parte del coerede. Nel caso di specie, la convenuta aveva sostenuto di aver utilizzato le somme per coprire le spese di cura e assistenza dei genitori, nonché per le spese funerarie, ma la Corte d’Appello non aveva adeguatamente considerato tale circostanza. La Suprema Corte ha, dunque, cassato la sentenza sul punto e rinviato la causa per un nuovo esame sulla destinazione delle somme prelevate.

Conclusioni e impatti della sentenza

La sentenza 4142/2025 ribadisce un principio fondamentale nel diritto successorio: la necessità di un’analisi attenta e rigorosa della finalità dei prelievi effettuati da un coerede su un conto cointestato col defunto. La decisione sottolinea che non è possibile imporre un obbligo di restituzione senza prima verificare se le somme siano state utilizzate per obblighi di assistenza familiare, come la cura dei genitori e le spese funerarie. La Cassazione riafferma così il principio di equità nella ripartizione ereditaria, garantendo che il figlio coerede che si è fatto carico di tali necessità non venga ingiustamente penalizzato.

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